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Comelico

A nord di Santo Stefano di Cadore, la statale 52 risale il solco della val Padola, tratto scarsamente dolomitico della sub-regione del Comelico: terreni scistosi anziché calcarei contribuiscono infatti a creare un paesaggio dolce che ricorda assai più la Pusteria e la Carinzia che non le Dolomiti vere e proprie. Lasciato a destra, in posizione panoramica, San Nicolò di Comelico, che nell'antica Parrocchiale, rifatta nel 1473-75, custodisce preziosi affreschi di scuola carnica tardoquattrocentesca, la strada sale ripida a Candide, capoluogo storico documentato sin dal 1029 e oggi sede del comune sparso di Comelico Superiore. Sulla piazza principale, la casa Gera, edificio rustico-signorile trasformato tra il XVI e il XVII secolo, testimonia la ricchezza raggiunta dal ceto mercantile locale. Di fronte è la Parrocchiale, ricostruita tra il 1762 e il 1800, che custodisce una pala di Francesco Vecellio; fa da contrasto alla sua destra l'accurato linguaggio tardogotico della chiesa di Sant'Antonio Abate, compiuta nel 1538. Senza netti sbalzi di quota si arriva a Dosoledo, frazione nata da un organico progetto urbanistico del 1857, ideato in funzione antincendio. Alla Parrocchiale, che conserva un altare di Andrea Brustolon, lavorò Giuseppe Segusini (1844).

Da Dosoledo perccorendo la statale 52 si raggiunge il passo di Monte Croce di Comelico/Kreuzbergpass, attrezzato per gli sport invernali. Il valico divide il bacino mediterraneo da quello del mar Nero: al versante opposto, infatti, la Drava, è tributaria del Danubio. Deviando a sinistra dopo Dosoledo sulla statale 532, si attraversa l'abitato turistico di Padola, ricostruito da Giuseppe Segusini dopo l'incendio del 1845. Punto focale dell'abitato è la chiesa di San Luca dello stesso Segusini.

Il lago di Auronzo

La valle dell'Ansiei
Nel fondovalle, ai piedi del passo del Zovo, si allunga per 5 km ai lati della Grande Strada delle Dolomiti e del lago artificiale, ottenuto sbarrando l'Ansiei, Auronzo di Cadore, importante stazione turistica già alla fine dell'800. Centro di un'area economicamente rilevante in età veneziana, l'abitato, ripianificato nel 1859 da Giuseppe Segusini, ha smarrito un assetto alpino, qui basato su un compatto sistema di villaggi, ora solo intuibile nella dislocazione delle chiese. Tra queste, spicca la maestosa Parrocchiale di Villapiccola, pure realizzata su progetto di Segusini, dall'unitaria concezione neoclassica.

A monte, si può risalite l'alta valle dell'Ansiei; dalla val Giralba scende una celebre traversata dalle Tre Cime di Lavaredo. Presso la centrale elettrica, si vede oltrefiume la miniera abbandonata dell'Argenteria, che nei secoli ha dato galena argentifera, piombo e zinco. Della boscosità dei luoghi è testimone principale la foresta di Somadida, cui si accede in frazione Palus San Marco. Oggi riserva statale orientata di 1676 ettari, faceva parte delle "foreste di San Marco", boschi di alberi ad alto fusto che la Serenissima, qui come nel Cansiglio, regolamentava traendo legname per la propria flotta.

 

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